Gdpr: il decreto attuativo slitta ad agosto

Il Regolamento europeo sulla privacy (Gdpr) è già in vigore, ma il decreto di attuazione è all’esame delle commissioni parlamentari, rinviando così il recepimento

di Annamaria Villafrate – Il Regolamento Europeo GDPR è in vigore. Ora, non resta che attendere il decreto di attuazione che, passato sotto il vaglio del Garante privacy, deve essere modificato e coordinato per adeguarlo alla normativa europea sulla privacy. Il Garante non ha infatti risparmiato critiche al decreto sui punti cruciali della riforma come la durata del data retention, il limite d’età dei minori legittimati ad esercitare azioni di autotutela e gli illeciti penali del Codice Privacy, della cui sopravvivenza dovranno occuparsi i giudici. In virtù del mancato arrivo dei pareri delle commissioni parlamentari, slitta dunque il termine del recepimento della delega al 21 agosto 2018. Ciò comporta che per un determinato periodo di tempo si verificherà una sovrapposizione tra quanto disposto dal regolamento europeo (direttamente applicabile) e le norme sulla privacy attualmente vigenti. Da più parti, dunque, si auspica che i pareri delle commissioni parlamentari e l’approvazione definitiva possano giungere quanto prima.

Gdpr: stop del Garante al decreto attuativo
Lo schema di decreto, che in virtù dell’art. 13 della legge delega n. 163/2017, deve adeguare la normativa nazionale alla normativa europea sulla tutela della privacy, non può essere approvato definitivamente. Come precisato dal Garante privacy:”Al fine di rendere il decreto pienamente conforme ai principi e alle disposizioni del Regolamento, perfezionandolo in alcuni punti anche sotto il profilo formale, si rappresenta di seguito l’opportunità di alcune modifiche e integrazioni”. La delega, scaduta il 21 maggio è stata così prorogata fino al 21 agosto 2018. I lavori quindi proseguono, al fine di approfondire gli aspetti critici sollevati dal Garante.

Garante privacy: cosa modificare del decreto
Vediamo in dettaglio quali sono le disposizioni che, secondo le osservazioni del Garante, il legislatore deve modificare:

Art 50 ter Codice dell’Amministrazione Digitale (Dlgs. n. 82/2005)

E’ necessario modificare questa norma, per evitare la concentrazione nelle mani di un unico soggetto del potere di acquisire, organizzare e conservare anche dati sensibili e sensibilissimi presenti all’interno della Piattaforma Digitale Nazionale Dati e per impedire accessi non consentiti e usi distorti.

Art 154 ter del Codice privacy, come modificato dallo schema del decreto
Il Garante ritiene che, per quanto riguarda le azioni giudiziarie che lo stesso è legittimato ad intraprendere “nei confronti del titolare o del responsabile del trattamento in caso di violazione delle disposizioni in materia di protezione dei dati personali” egli debba avere la facoltà e non l’obbligo di avvalersi del patrocinio dell’Avvocatura dello Stato, come altresì denunciato dall’U.E.

Art 167 comma 6 Codice Privacy
La norma che mira a garantire il principio del ne bis in idem, necessita di essere coordinata con l’art. 187-terdecies del d.lgs. n. 58/1998 “che limita l’esazione della pena pecuniaria “alla parte eccedente quella riscossa dall’Autorità amministrativa; circostanza che non ricorre nella disposizione in esame.”

Art 167 bis Codice Privacy
E’ necessario ampliare il novero dei soggetti autorizzati al trattamento dei dati, utilizzando “analogamente a quanto disposto per le altre fattispecie, anche in sede di recepimento della direttiva (UE) 2016/680, il termine generale “chiunque”.

Art 167 bis e 167 ter comma 1 Codice Privacy
Per queste disposizioni si rende necessario “considerare, quale oggetto alternativo del dolo specifico anche il nocumento, in ragione dell’opportunità di assistere con la sanzione penale condotte connotate da un simile disvalore anche quando sorrette dal dolo di dannoe non solo da quello di profitto, aggiungendo dopo le parole “al fine di trarre profitto per sé o per altri” le parole “ovvero al fine di arrecare danno all’interessato”.

Art 170 Codice Privacy
Questa norma, che contempla il delitto di inosservanza di provvedimenti del Garante, se venisse abrogata darebbe vita ad un’illogica disparità di trattamento poiché, se l’inadempimento del provvedimento del Garante, fosse imputabile ad organi incaricati di funzioni di accertamento, prevenzione, repressione dei reati, integrerebbe gli estremi di un delitto, mentre se fosse imputabile a qualsiasi altro soggetto rileverebbe solo ai fini sanzionatori amministrativi.

Art. 166 Codice Privacy
La nuova formulazione di questo articolo presenta un difetto di coordinamento con altre disposizioni del testo, che è opportuno correggere.

Art 2 sexies Codice Privacy
Nella sua nuova formulazione questa norma presenta lacune evidenti per quanto riguarda il trattamento dei dati sensibili per motivi di interesse pubblico rilevante.

Nuovo Art 2 septies del Codice privacy
La disposizione disciplina il trattamento dei dati genetici, biometrici e relativi alla salute.

Il Garante invita a valutarne l’abrogazione o la modifica attraverso l’inserimento delle materie tassative rispetto alle quali può adottare misure di garanzia. Si propone altresì, di inserire un comma 6 bis per legittimare “le tecniche di riconoscimento biometrico per specifiche finalità di sicurezza, in aggiunta o in sostituzione degli ordinari sistemi di autenticazione informatica, basati su informazioni nella disponibilità cognitiva (password, user id) o su dispositivi (badge, token)”. Questo perché il Regolamento Europeo, in relazione all’utilizzo dei dati biomedici in ambito lavoristico prevede che il loro trattamento sia consentito quando “necessario per assolvere gli obblighi ed esercitare i diritti specifici del titolare del trattamento o dell’interessato in materia di diritto del lavoro e della sicurezza sociale e protezione sociale, nella misura in cui sia autorizzato dal diritto dell’Unione o degli Stati membri o da un contratto collettivo ai sensi del diritto degli Stati membri, in presenza di garanzie appropriate per i diritti fondamentali e gli interessi dell’interessato.”

Art 2 quinques del Codice Privacy nella nuova versione modificata da decreto
La nuova norma, che innalza a 16 anni il limite di età consentito per esercitare determinate azioni giuridiche, deve essere coordinata con le altre norme di sistema che prevedono l’età di anni 14, ad esempio, per esercitare i diritti previsti a propria tutela contro atti di cyberbullismo.

Art 2 decies del Codice Privacy nella nuova versione modificata da decreto
E’ necessario eliminare il riferimento al “responsabile del trattamento” poiché i diritti previsti dagli artt. 15 – 22 del Regolamento si possono esercitare solo nei confronti del titolare del trattamento dei dati. Oltre questo è necessario inserire nei commi 2 e 3, dopo le parole “l’esercizio dei medesimi diritti può, in ogni caso, essere ritardato, limitato o escluso con comunicazione motivata e senza ritardo all’interessato” le seguenti “a meno che ciò possa compromettere le finalità della comunicazione medesima”.

Art 110 bis Codice Privacy che disciplina il riutilizzo dei dati a fini di ricerca scientifica o a fini statistici.
Il termine riutilizzo dovrebbe essere sostituito con “trattamento ulteriore da parte di terzi” e la norma dovrebbe essere meglio coordinata con alcune disposizioni del regolamento Europeo.

Art 28 schema di decreto AG 517 XVII legislatura
E’ necessario estendere all’autorità giudiziaria, al di fuori delle funzioni giurisdizionali penali, l’obbligo di designare il responsabile della protezione dati.

Nuovo Art 111 bis Codice Privacy
Si propongono modifiche al testo relativo al trattamento dei dati in materia di “informazioni in caso di ricezione di curricula”, per coordinare la disposizione con i principi del Regolamento, che prevedono “che l’interessato sia sempre informato in ordine al trattamento dei dati che lo riguardano”.

Art 2 duodecies dello schema di decreto
In relazione ai dati delle persone decedute si vuole garantire “che la volontà dell’interessato di vietare l’esercizio dei diritti di accesso ai dati che lo riguardano non sia condizionata da eventuali valutazioni predeterminate da terzi.” Occorre inoltre coordinare la norma con le disposizioni civilistiche rilevanti in relazione al divieto sull’esercizio, da parte dei terzi, dei diritti patrimoniali derivanti dalla morte dell’interessato e del diritto di difesa in giudizio.

Art 166 comma 6 Codice Privacy nella sua nuova formulazione
Prevedere, al posto della semplice comunicazione la notifica della contestazione all’interessato per garantire la certezza tipica richiesta dai procedimenti sanzionatori e prescrittivi amministrativi.

Art 139 comma 2 codice deontologico dell’attività giornalistica
Sopprimere da “nel periodo compreso” fino a “successivamente” poiché la norma ha effetto al di là del periodo transitorio.

Art 21 schema di decreto
Si dovrebbero ampliare i termini “per consentire al Garante l’adozione del provvedimento generale con il quale si individuano le prescrizioni delle autorizzazioni generali compatibili con il Regolamento” relativamente al trattamento di dati particolari in materia del lavoro e della protezione sociale. Si dovrebbe inoltre prevedere “che la cessazione degli effetti delle autorizzazioni generali ritenute incompatibili dovrà prodursi al momento della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della versione finale del provvedimento”, più altri perfezionamenti per consentire un miglior coordinamento con il contenuto dell’intero articolo.

Art 22 comma 5 schema di decreto
Si dovrebbe modificare, per adeguarlo all’art. 36 del Regolamento UE e riformularlo soprattutto perché si fa riferimento ai minori di età.

Il Garante prevede ulteriori precisazioni che comportano l’integrazione e la modifica del testo del decreto attuativo, che per la loro complessità, non è il caso di riportare in questa sede.

Garante Privacy: le principali critiche al decreto
Dall’analisi effettuata sulle varie disposizioni che, secondo il Garante meritano di essere abrogate, modificate o coordinate, meritano di essere approfondite quelle:

sulle fattispecie penali previste dal Codice Privacy, che se abrogate dal sopravvenire del Regolamento, in assenza di norme di coordinamento, cesserebbero di avere efficacia? Ai giudici il compito di risolvere la questione, nel rispetto del principio del ne bis in idem, secondo il quale allo stesso illecito non si possono applicare una sanzione penale e una amministrativa;
sull’introduzione, tra gli oggetti del dolo specifico, del “danno”, per tutelare al meglio le vittime colpite dall’uso distorto dei propri dati;
sul limite dei 14 anni, come età necessaria alla prestazione del consenso al trattamento dei dati personali da parte dei minori e non dei 16, come stabilito dal decreto attuativo, perché in contrasto con le regole europee;
sulla necessità di eliminare la norma che fissa in 72 mesi la durata dell’obbligo di conservare i dati di traffico telefonico e telematico e delle chiamate senza risposta per finalità anti-terrorismo, perché sproporzionata.

Che cos’è la fatturazione elettronica, obbligatoria dal 1 luglio (ma artigiani e Pmi chiedono una proroga)

All’interno della Legge di Bilancio 2018 è stato stabilito l’obbligo della fatturazione elettronica per tutti i soggetti Iva, esclusi quelli che applicano il regime dei minimi o il forfetario. Dal 1 luglio 2018 scatterà l’obbligo per i subappaltatori della PA e gli operatori della filiera dei carburanti mentre dal 1° gennaio 2019 l’obbligo sarà esteso a tutte le operazioni economiche tra aziende attraverso il sistema di interscambio Sdi, lo stesso utilizzato per le fatture elettroniche verso la Pubblica Amministrazione già dal 2014.

Con la novità si vogliono semplificare le procedure di fatturazione, dematerializzare i documenti ma, soprattutto, si vorrebbe controllare meglio il flusso di denaro tra le aziende al fine di ridurre l’evasione fiscale.

In pratica, il sistema di interscambio Sdi prevede che l’azienda acceda a un servizio web in cui è possibile caricare la fattura costruita secondo un formato standard. Per accedere al sistema, gestito dall’Agenzia delle Entrate insieme a Sogei e MEF, sarà sufficiente avere le credenziali Entratel o Fisconline o disporre di una carta nazionale dei servizi e di apposito lettore collegato al Pc (CNS) e di un indirizzo Pec.

A questo servizio dell’Agenzia delle Entrate si può integrare un software o un web service in grado di generare e inviare la fattura secondo il formato richiesto in maniera automatica. Ne esistono diversi, uno può essere Fattura Semplice di Sb Italia, società specializzata in “soluzioni IT per la gestione, l’integrazione e l’ottimizzazione dei processi aziendali”.

Pablo Pellegrini di Sb Italia ovviamente tira acqua al suo mulino e ritiene che: “la fattura elettronica sia solo la conclusione di un processo che a monte abbia già una struttura informatica ottimizzata e funzionale” e ipotizza un miliardo di documenti come volume atteso.

Effettivamente, l’introduzione dell’obbligo della fatturazione elettronica per gennaio 2019 rappresenterà un’ottima opportunità per tutti i fornitori di tecnologia, esattamente come lo è il Gdpr, perché un’azienda avrà essenzialmente due possibilità:

assumere uno specialista con minime competenze tecniche
o acquistare un software o un servizio web che, a fronte di un minimo sforzo, si occupi di gestire autonomamente le fatture.
Gli artigiani e le Pmi chiedono una proroga (e visto che ci siamo anche modifiche)
La Confederazione Nazionale Artigiani e Piccole e Medie Imprese ha recentemente diramato una comunicazione in cui chiede la proroga dell’obbligo di fatturazione elettronica.

In particolare, si legge nel documento: “la Cna non approva la scelta di avviare il sistema senza un adeguato periodo di sperimentazione e di test rigorosi e controllati concordati e condivisi con le grandi associazioni di rappresentanza delle imprese”.

Ma, in verità, un periodo di sperimentazione, seppur interno, è stato avviato da sei mesi. Inoltre, verrebbe da chiedere: come hanno fatto finora tutte le aziende che hanno fatturato alla PA?

La Cna prosegue con la richiesta dell’eliminazione della firma elettronica obbligatoria e l’ipotesi di una trasmissione automatica delle fatture anche agli intermediari e la fornitura gratuita del servizio di archiviazione elettronica per tutti gli scopi.

Ancora, la Cna richiede che vengano eliminati lo Split Payment – l’obbligo della liquidazione dell’Iva sugli acquisiti effettuati senza che provveda il fornitore -, l’obbligo di comunicazione dei dati delle liquidazioni Iva, l’innalzamento da 5mila a 50mila euro del limite per l’obbligo di apposizione del visto di conformità per poter compensare i crediti fiscali, il rimborso entro tre mesi dalla presentazione della dichiarazione annuale, la riduzione consistente della ritenuta dell’8% sui bonifici relativi a spese per lavori edili per cui si rende applicabile la detrazione fiscale. Di tutto un po’, insomma.

Secondo la Cna, vista la particolare situazione degli artigiani e delle Pmi italiane, bisognerebbe procedere con i piedi di piombo e pensare non solo a una proroga ma, già che ci siamo, anche a una revisione. Il pensiero della Cna è comune a molti dei partecipanti al Forum Italiano sulla Fatturazione Elettronica organizzato dall’Anorc (Associazione Nazionale per Operatori e Responsabili della Conservazione Digitale ) tenutosi recentemente a Roma. In tanti, insomma, sembrano non considerare i possibili vantaggi contro l’evasione e la vergognosa arretratezza di troppe imprese, pensando solo ad accusare le istituzioni di aiutare le software house obbligando le aziende a spendere dei soldi per adeguarsi.

Maggio 2018 nuove regole sulla privacy

Nuove norme europee in materia di privacy, ma ancora in pochi sanno di cosa si tratta!!

Dal 25 maggio 2016 è in vigore il nuovo regolamento europeo relativo alla protezione dei dati personali delle persone fisiche ed alla libera circolazione di tali dati .Tra non molto, dunque, diventerà obbligatorio conformarsi alle nuove norme europee in materia di privacy.

Il nuovo Regolamento sulla privacy imporrà obblighi stringenti ed introdurrà nuove responsabilità volte a garantire maggiori misure di sicurezza a protezione dei dati personali. Detto Regolamento andrà a sostituire il Codice della Privacy attualmente in vigore in Italia, riconoscendo importanti ed ampi diritti ai cittadini ed imponendo alle imprese ed alla Pubblica Amministrazione una forte responsabilizzazione. Introdurrà una legislazione in materia di privacy uniforme e valida in tutta Europa affrontando temi innovativi (quali, ad esempio, il diritto all’oblio). Al riguardo non tutti hanno ancora compreso la portata della nuova disciplina e, dunque, i processi di adeguamento risultano lenti e talvolta percepiti come meri aggravamenti burocratici. Cerchiamo, quindi, di comprendere le più importanti novità che saranno introdotte dal nuovo Regolamento in materia di privacy.

Chi sono i soggetti obbligati?

Devono conformarsi alle prescrizioni europee tutte le aziende pubbliche e tutte quelle realtà (anche private) in cui il trattamento dei dati presenta rischi specifici.

Qual è l’ambito di applicabilità?

Il Regolamento si applica solo al trattamento di dati personali delle persone fisiche.

Qual è la ratio della nuova normativa?

Lo sviluppo tecnologico e la globalizzazione, oltre agli innumerevoli vantaggi, comportano un rischio per la privacy di ognuno e per la protezione dei dati personali la cui condivisione e raccolta è aumentata in modo esponenziale. Per tali ragioni si è reso necessario predisporre un più solido sistema di protezione del diritto alla riservatezza.

Quali sono gli scopi della nuova normativa sulla privacy

La nuova disciplina ha i seguenti scopi:

• responsabilizzare maggiormente il titolare del trattamento dei dati personali in considerazione del rischio che il trattamento possa comportare per i diritti e le libertà degli interessati (si parla in proposito di «accountability»);

• garantire la protezione dei dati sin dalla progettazione del sistema di trattamento degli stessi, ad esempio attraverso la possibilità da parte del titolare di far certificare le modalità di trattamento dei dati;

• introdurre regole più chiare sia in materia di informativa agli interessati sia per l’esercizio dei diritti dei medesimi. Sul punto, per approfondimenti leggi:Informativa sulla privacy: come funziona;

• garantire che il consenso del soggetto interessato al trattamento dei dati personali sia sempre preventivo ed inequivocabile anche nel caso in cui venga espresso con mezzi elettronici, escludendo espressamente ogni ipotesi di consenso tacito; per i minori di 16 anni è inoltre previsto che gli enti fornitori di servizi via web o Social Network debbano richiedere il consenso al trattamento dei dati personali a chi esercita la responsabilità genitoriale (per saperne di più leggi anche: consenso sulla privacy: cos’è e quando è necessario;

• assicurare agli interessati la possibilità di revocare in ogni momento il consenso a determinati trattamenti di dati personali;

• adottare ogni misura necessaria per il cosiddetto “data breach“,principio in base al quale il quale il titolare del trattamento dovrà comunicare eventuali violazioni esterne dei dati personali dei propri utenti al Garante nazionale e, nel caso in cui la violazione rappresenti una minaccia per i diritti e le libertà delle persone, dovrà informare dell’accaduto anche i soggetti interessati.

Qual è la tecnica in concreto utilizzata?

Al fine di garantire la protezione dei dati personali il Regolamento ha introdotto due importanti principi, ovverosia il principio di privacy by default e quello di privacy by design.

Il principio di privacy by default fa riferimento alla necessità di tutelare la vita privata dei cittadini – appunto – di default, ovvero come impostazione predefinita dell’organizzazione aziendale. In altri termini, ogni azienda dovrà necessariamente dotarsi di un sistema tale da proteggere adeguatamente i dati personali ed evitare il rischio di una loro violazione.

Il concetto di privacy by design, invece, stabilisce che la protezione dei dati deve avvenire fin dal disegno e/o progettazione di un processo aziendale. Quindi, ogni azienda deve effettuare una cosiddetta valutazione dell’impatto-privacy, cioè una puntuale e documentata analisi dei rischi per i diritti e le libertà degli interessati. Questa analisi deve condurre ad escludere il verificarsi in concreto dei rischi legati al trattamento dei dati personali quali ad esempio la loro distruzione, perdita, modifica e divulgazione non autorizzata.

Chi è il Responsabile della protezione dei dati personali?

Per il perseguimento delle finalità sopra descritte, il Regolamento ha introdotto la figura del Responsabile della Protezione dei Dati Personali (detto Dpo). Si tratta di un soggetto in possesso di specifici requisiti come competenza, esperienza, indipendenza, autonomia di risorse, con il compito di garantire la tutela della privacy attraverso la verifica della corretta applicazione del Regolamento, la formazione del personale, la sensibilizzazione, la consulenza ecc.
Il diritto all’oblio

Il regolamento infine prevede il cosiddetto diritto all’oblio del cittadino, ossia il diritto ad ottenere la cancellazione dei propri dati personali anche «on line» se tali dati sono stati trattati solo sulla base del consenso dell’interessato o illecitamente oppure nell’ipotesi in cui gli stessi non siano più necessari a raggiungere gli scopi per i quali era stato fornito il consenso al trattamento. Il diritto all’oblio del cittadino potrà essere limitato solo per garantire la libertà di espressione volta alla tutela di un interesse generale (ad esempio la salute pubblica) o quando i dati trattati in forma anonima dal titolare del trattamento siano necessari per la ricerca storica o per finalità scientifiche o statistiche.

Privacy e nuove sanzioni

Manca poco alla piena applicazione del Regolamento, precisando che a tal riguardo si evidenzia che le norme che sanzionano il trattamento illecito di dati personali sono molto severe!! Il Regolamento, infatti, ha innalzato sensibilmente la misura delle pene pecuniarie, che potranno arrivare fino ad un massimo di 20 milioni di euro.

È necessario, quindi, che le aziende interessate si attivino al più presto per conformarsi alle norme europee entro e non oltre il 25 maggio 2018.

GRANDI MANOVRE IN CORSO SULLA FATTURAZIONE ELETTRONICA

Mentre pochi sembrano prendere sul serio questa storia della fatturazione elettronica, moltissimi sono i movimenti più o meno espliciti che tendono a) a mettere in sicurezza il business di alcuni gruppi di interesse, b) a dimostrare che i vari ordini e associazioni sono vicini alle esigenze degli iscritti, c) fare slittare, modificare sostanzialmente o addirittura annullare l’obbligo normativo.
Penso sia particolarmente importante, in questo momento in cui chi opera nel sottobosco sta pian piano facendo emergere le proprie intenzioni, ribadire quanto sia centrale e strategico per ogni operatore economico poter contare sulla digitalizzazione del processo di fatturazione elettronica attiva e passiva.

Badate bene che la mia non è una tutela di un interesse particolare (i nostri prodotti di automazione dei processi documentali avranno vita sicuramente più facile sul mercato in assenza della fatturazione elettronica obbligatoria), bensì una leale difesa di un intervento normativo che porterà notevoli benefici socio economici.

Partiamo dal presupposto che un certo taglio di imprese non avrà alcun problema ad adeguarsi (alcuni nostri clienti fanno fatturazione elettronica in EDI dai 2007) e che ci saranno, malcontate, circa 2M di partite iva che potrebbero avere più di qualche difficoltà.

Si tratta di chi non utilizza strumenti informatici per gestire la fatturazione e di chi usa strumenti informatici obsoleti o non pensati per gestire la fatturazione.

Chi non usa strumenti informatici o che usa strumenti obsoleti o non creati per gestire la fatturazione, potrebbe incorrere in qualche problema nel momento in cui l’obbligo normativo scatterà.
Sono professionisti, free lancers, artigiani, esercenti e piccole/piccolissime imprese.

Chi dice però che non abbiano la possibilità e le capacità tecniche per adeguarsi è vittima di un grande errore. Avete mai provato a chiedere esplicitamente agli interessati: “Ce la fareste ad usare questo strumento per fare le vostre fatture?”

Secondo recenti rilevazioni, in Italia al 31 gennaio 2018 c’erano oltre 49 milioni di smartphone ed oltre 43 milioni di utenti internet, di cui 34 milioni attivi sui social.
Con buona approssimazione, considerando che la popolazione italiana è attorno ai 60 milioni, nei 43 milioni di utenti collegati ad internet ci sono praticamente tutti i possessori di partita iva.

Ancora convinti che manchino le capacità di usare una semplice app per gestire la fatturazione elettronica e leggere quelle ricevute?

Sul profilo delle “possibilità”, dove per possibilità intendiamo la capacità economica di acquistare un software, il discorso si fa ancora più semplice ed è il mercato stesso a risolvere la questione.

Se si eliminano le app civetta e tutti i click-bait (esche acchiappa click), restano pochi operatori che si giocano la partita su prezzi decisamente accessibili, incluse soluzioni completamente gratuite come il nostro b2beasy.it

Gratuita? Cosa c’è sotto? Vorranno rubarci i dati oppure hanno in programma qualche genere di truffa informatica.

Beh, nulla di tutto questo, almeno fino a quando Zuckerberg prenderà il mio posto…

Si tratta, in realtà, del più classico dei funnel di vendita: contiamo sul fatto che 1 utente ogni X acquisti servizi premium come l’analisi del flusso di cassa, l’analisi del conto economico o l’integrazione con i sistemi del commercialista.

Pensiamo che questo avverrà naturalmente ed organicamente perché, non appena avrò digitalizzato i numeri della mia piccola impresa, della mia bottega o laboratorio, comincerò a capire che posso utilizzarli per indirizzare le mie scelte e far crescere la mia attività.

Farlo sarà semplice come non potete nemmeno immaginare.

Nuova Privacy: Seccatura o valore aggiunto?

Discutere sul tema della privacy è sempre stato un tallone d’Achille per i professionisti che lavorano con i dati delle persone che finora hanno risposto principalmente in due modi: il fai da te, adottato in particolare negli studi legali, più versati agli aspetti giuridici della riservatezza; oppure ricorrendo a consulenze esterne, alle quali, di solito, si affida l’intero pacchetto-privacy: dalla predisposizione della modulistica alla vera e propria protezione dei dati.

Ci sono poi studi che vanno più in là e stipulano una polizza per tutelarsi contro rischi particolari, come un atto di pirateria informatica con conseguente richiesta di riscatto per la restituzione dei dati trafugati. Oppure c’è chi, per non doversi occupare in prima persona delle misure di protezione, trasferisce i dati sulla “nuvola”, delegando al gestore la loro tutela. «Uno strumento che sta prendendo sempre più piede. I gestori, come per esempio Google, vendono pacchetti per conformarsi al regolamento UE trasferendo i dati sul cloud».

È in atto una corsa contro il tempo perché, anche se le nuove norme europee sulla riservatezza si conoscono da quasi due anni, è in questi mesi che si sta affrontando il problema. Per garantire una maggiore tutela e protezione dei dati personali, dal 25 Maggio 2018 entrerà in vigore il nuovo regolamento Europeo in materia di Privacy che vedrà protagonista il GDPR.

MA cos’è questo GDPR??
Il GDBR o General Data Protection Regulation è il nuovo regolamento sulla Privacy che da Maggio 2018 sostituirà il vecchio codice della Privacy attualmente in vigore.
Il nuovo regolamento si fonda su principi chiave per garantire maggiore diritti ai cittadini e responsabilizzare coloro che utilizzano i dati sensibili attraverso l’applicazione di una disciplina uniforme a livello europeo in materia di obblighi informativi, di consenso al trattamento dei dati e il rafforzamento dei diritti.
I principi sono:
Privacy by default ovvero la tutela della vita privata del singolo come impostazione di default;
Privacy by design ovvero la tutela della privacy intesa come valutazione preventiva dei rischi inerenti al trattamento dei dati personali per evitare impatti negativi sulla libertà e sui diritti degli interessati.

Ma… quali sono gli obiettivi e i diritti degli interessati?
Facciamo un punto dettagliato del regolamento che andrà in vigore a maggio che ha principalmente le seguenti finalità e i seguenti diritti:

 Esclusione di ogni ipotesi di consenso tacito: con la nuova normativa, il titolare del trattamento dovrà non solo richiedere il consenso
all’uso dei dati, ma dovrà anche specificare l’utilizzo che ne farà (ad es. marketing, di profilazione, di geolocalizzazione, o altro);

 Consenso per i minorenni: introduzione, per i minori di 16 anni, dell’obbligo di richiedere il consenso al trattamento dei dati personali a chi esercita la responsabilità genitoriale;

 Gestione del DATA BREACH: introduzione di misure idonee a gestire il “data breach“, principio in base al quale il quale il titolare del trattamento dovrà comunicare eventuali violazioni esterne dei dati personali dei propri utenti al Garante nazionale ed eventualmente anche agli interessati.

 Dati a scadenza: “In ogni informativa sulla privacy dovrà essere specificato il tempo entro il quale il dato sensibile andrà trattato, scaduto il quale il trattamento diventerà illegittimo”;

 Diritto di accesso ai propri dati: Capita sovente di ricevere e-mail da soggetti a cui non ricordiamo di aver fornito il consenso e con il nuovo regolamento i consumatori potranno rivolgersi alle società chiedendo che gli vengano forniti i dettagli sui dati che hanno comunicato loro, chiedendo anche di chiarire come vengono trattati e come sono stati ottenuti. Le aziende, dal canto loro, saranno soggette all’obbligo di risposta;

 Diritto all’oblio: maggiore rilevanza viene data al diritto di richiedere la cancellazione dei propri dati personali in caso di violazione, purché non venga violata la libertà di espressione e l’utilizzo dei dati per finalità scientifiche o statistiche;

 Diritto di limitazione: consiste nel limitare l’accesso ai dati forniti attraverso la rettifica o l’opposizione al trattamento;

 Linguaggio semplice e chiaro: adozione di un linguaggio chiaro e comprensibile, senza vocaboli tecnici o giuridici, per la richiesta di consenso al trattamento, in modo da consentire a tutti di comprendere il contenuto dell’informativa. Saranno bandite anche le clausole tecniche e quelle scritte in caratteri troppo piccoli.

Cosa cambierà in pratica?

I titolari di partita IVA (società, liberi professionisti e ditte individuali) e le Amministrazioni Pubbliche che utilizzano i dati personali delle persone fisiche dovranno adeguarsi alla normativa. In previsione quindi dell’entrata in vigore del nuovo Regolamento Privacy sono previste in particolare le seguenti novità:

 Istituzione del Responsabile della Protezione dei Dati Personali (o DPO), obbligatoria soltanto in alcuni casi specifici. Il DPO è la figura in possesso di specifici requisiti che avrà il compito di verificare la corretta applicazione del Regolamento attraverso la formazione del personale, la regolare applicazione delle norme etc;

 Notifica delle violazioni dei dati personali al Garante della Privacy (NB: la segnalazione non è obbligatoria ma deve essere effettuata se si ritiene che possa ledere i diritti degli interessati);

 Accesso limitato nel tempo ai dati personali: al contrario di quanto accade oggi, le aziende potranno usufruire dei dati personali per un periodo di tempo limitato;

 Predisposizione del Registro dei Trattamenti, ossia un documento in cui devono essere riportate le operazioni relative alla raccolta, alla conservazione e trasmissione dei dati, i soggetti coinvolti e le finalità del trattamento, in modo da permettere al Garante una corretta supervisione.

Occhio all’organigramma!
Tutti gli incarichi e le designazioni effettuate necessitano di documentazione scritta e dovranno essere indicati nel documento relativo alla valutazione del rischio, oppure in quello che si è soliti definire faldone privacy come
riportato in calce ad ogni organigramma.
La normativa va applicata in base alla realtà dello studio e che gli adempimenti in materia di trattamento di dati personali non possono essere assolti unicamente inserendo dei dati su moduli precompilati, essendo appunto necessaria un’attenta analisi della realtà dello studio e delle procedure adottate.
Nel documento di valutazione del rischio o in altro separato documento dovrà essere quindi specificato che:

a) il titolare dello studio assume in proprio la funzione di responsabile generale per la sicurezza dei dati

b) il titolare dello studio assume la funzione di custode delle credenziali

c) è stata redatta apposita lettera di incarico con relative istruzioni per il responsabile cartaceo dei dati dei dipendenti

d) sono state redatte le informative ed acquisito il consenso scritto dei dipendenti ai fini degli obblighi derivanti dal rapporto di lavoro

e) è stata redatta apposita lettera di incarico con relative istruzioni per il responsabile delle copie di back up

f) è stata redatta apposita lettera di incarico con relative istruzioni per il sostituto del responsabile delle copie di back up

g) sono state redatte le designazioni degli incaricati del trattamento, con indicati i dati cui hanno accesso

h) sono state fornite agli incaricati del trattamento istruzioni scritte sulle modalità di trattamento dei dati

i) è stata acquisita dalla ditta esterna che si occupa della manutenzione hardware e software la documentazione attestante la realizzazione ed il funzionamento delle misure di sicurezza sopra indicate

j) lo studio esterno che si occupa dell’elaborazione delle buste paga dei dipendenti dello studio è stato designato quale responsabile esterno nel trattamento dei dati ed ha rilasciato apposita dichiarazione attestante che il trattamento avviene nel rispetto delle norme in vigore, con adozione di misure di sicurezza ritenute idonee a garantire la correttezza del trattamento stesso

k) nel caso di dipendente che si occupa del servizio di pulizia dei locali viene redatta apposita comunicazione relativa alla non designazione quale incaricato del trattamento ed istruzioni circa le modalità di svolgimento dei compiti

l) nel caso in cui il servizio di pulizia dei locali avvenga da parte di un’impresa terza viene redatta un’apposita comunicazione circa il divieto di consultazione di dati da parte dei dipendenti dell’impresa terza

m) qualora lo studio abbia un proprio sito internet e vengano pubblicati dati relativi ai dipendenti e/o collaboratori, anche con fotografie degli stessi, deve essere fatta sottoscrivere agli interessati apposito consenso per la pubblicazione di quanto sopra

n) qualora lo studio disponga di telecamere (con o sena registrazione delle immagini) dovrà essere specificato che sono stati assolti tutti gli obblighi previsti in materia di videosorveglianza ed allegata copia della documentazione inoltrata e dell’autorizzazione rilasciata dalla Direzione Provinciale del Lavoro

o) creare un’apposita cartella sul server, consultabile da parte di responsabili ed incaricati, nella quale inserire la normativa, documentazione sul trattamento dei dati, il modello con il quale si richiede il consenso all’interessato etc.

Nel caso di assunzione di nuovo personale dovrà essere redatta l’informativa di cui al punto d), la designazione di cui al punto g), così come nel caso di presso lo studio.

Nel caso di installazione di telecamere (in via preventiva) occorrerà assolvere gli obblighi di cui alla lettera n). Nel caso di variazioni sostanziali degli strumenti informatici e/o del software, delle procedure di salvataggio dei dati, di variazioni relative a quanto sopra
indicato (variazione dello studio esterno che si occupa dell’elaborazione delle buste paga, variazioni del soggetto che si occupa del servizio di pulizia, variazione del responsabile e/o del sostituto delle copie di back up etc. la documentazione dovrà essere costantemente aggiornata)

Ma io sono “piccolo” e quindi faccio la conservazione dei dati presso terzi.

Nel caso in cui presso lo studio vengano elaborati i dati e questi vengano trasmessi e conservati presso terzi (ad es. elaboro la dichiarazione dei redditi e questa viene memorizzata e conservata su server esterno alla struttura dello studio, di solito su server di proprietà del fornitore del software) dovranno essere indicate le misure adottate circa la sicurezza nella trasmissione dei dati, oltre ad acquisire dalla ditta esterna apposita dichiarazione circa l’adozione di misure di sicurezza ritenute idonee a garantire l’integrità dei dati, il loro corretto trattamento e la loro corretta conservazione; nell’informativa e richiesta di consenso all’interessato dovrà essere precisato che la conservazione avviene presso un responsabile esterno: si tratta di quella che alcuni definiscono tracciabilità dei dati, nel senso che l’interessato viene informato di dove e presso chi sono conservati i propri dati.

Quindi: Seccatura o Valore Aggiunto?

Dopo un’interminabile articolo incentrato al discernere gli aspetti peculiari della nuova Privacy la domanda che sorge è: Sarà solo una seccatura o potrà essere oggetto di Valore aggiunto??

Definiamo un attimo cosa significa valore aggiunto.
Il valore aggiunto in economia è la misura dell’incremento di valore che si verifica nell’ambito della produzione e distribuzione di beni e servizi finali grazie all’intervento dei fattori produttivi (capitale e lavoro) a partire da beni e risorse primarie iniziali.

In uno scenario volto al cambiamento bisogna capire che, come dico spesso, la figura del commercialista classico sta scomparendo per lasciare spazio alla nuova figura di Consulente Aziendale (che poi di nuovo non c’è nulla, anzi stiamo tornando alle origini e per chi ha qualche anno come il sottoscritto può ricordare che il commercialista di una volta si occupava di dare sostegno all’imprenditore nelle scelte e nelle nuove opportunità che il mercato dava, NON faceva solo il fiscalista), quindi avere un studio ben progettato anche su
una tematica così delicata come i Dati Sensibili dei clienti non può far altro che aumentare la percezione ed il valore del servizio erogato.

RISPARMIA SUI COSTI DI STUDIO CON L’ESTERNALIZZAZIONE

Sai quale è il più grande paradosso del commercialista? SPENDE TANTISSIMO per dare ai clienti un servizio che loro considerano INUTILE, la contabilità!

Generalmente il commercialista destina l’80% del suo tempo, e soprattutto quello dei suoi collaboratori, su cose che il cliente non percepisce come utili, quindi devi recuperare tempo e risorse, togliendolo dalle attività a basso valore aggiunto per destinarlo all’erogazione di servizi ad alto valore aggiunto (controllo di gestione, ristrutturazione debiti, family office etc.).
non puoi fare:
# a fornitori
Merci c/acquisti
Iva a credito

pagando 20€ all’ora un tuo collaboratore!

CONTINUANDO CON LA VECCHIA IMPOSTAZIONE DEGLI STUDI SI ANDRÀ CONTRO UN MURO È UN BUSINESS CHE NON SI REGGE PIÙ ED È COMPLETAMENTE SALTATO IN ARIA

Se vuoi subito info guarda http://www.ilnuovocommercialista.it/esternalizzazione-contabilita-2/

I tuoi clienti difficilmente si rendono conto del grande impegno che si profonde nelle operazioni di contabilità.

Per loro, il commercialista è un azzeccagarbugli e riempiscartoffie, che gli dice solo quante imposte pagare e come pagarle. Chiaro è, dunque, che cercheranno sempre di pagare il meno possibile…

Realizzare un’efficace contabilità è attualmente una delle attività che all’interno di ogni studio richiede l’impiego di gran parte delle risorse e del tempo a disposizione. Ma tutto questo, oggi e sarà sempre più così in futuro, non produce una redditività altrettanto soddisfacente!

COME FARE ALLORA?
La risposta è l’esternalizzazione !

Con l’esternalizzazione della contabilità, in cui NULLA SI MUOVE DAL TUO STUDIO, e in cui tu tieni sempre i rapporti con i tuoi clienti (che se vuoi non sapranno mai che tu hai esternalizzato la loro contabilità) riuscirai a liberare risorse, e quindi risparmiare sui costi del tuo studio.

Se vuoi subito info guarda http://www.ilnuovocommercialista.it/esternalizzazione-contabilita-2/

L’evoluzione degli studi professionali non può non tener conto della possibilità di lavorare in remoto, anche dall’estero.
Per cultura professionale bisognerebbe visitare tali strutture che dall’estero fanno la contabilità in Italia, alle aziende italiane.

Ma visto che forse non avrai tempo, abbiamo pensato di fare un video in cui mostriamo come si lavora da Durazzo (Albania): Libra & Aries con 5 anni di attività, oltre 70 studi e 1.600 aziende italiane esternalizzate, ne è un esempio.

Guarda il video e sorri sotto per vedere le testimonianze di altri studi come il tuo che hanno già esternalizzato con noi…

E ricorda che nel servizio di esternalizzazione NON SI MUOVE NULLA DAL TUO STUDIO!

Clicca qui per vedere il video e per chiedere informazioni: http://www.ilnuovocommercialista.it/esternalizzazione-contabilita-2/

Ecco le videotestimonianze di alcuni dei nostri clienti commercialisti:

Studio Mazzocchi (MI), Studio Nannelli (PT)

Guardale su questa pagina: http://www.ilnuovocommercialista.it/esternalizzazione-contabilita-2/

LIBRA & ARIES SH.P.K © NIPT:L22118503D

www.libraearies.com
Lagja 1,Rruga: Taulantia, Currila
Durres – ALBANIA
N° verde 800135806

Dall’Italia all’Albania, il nuovo flusso migratorio per gli imprenditori

Sono sempre più quegli imprenditori che stanchi della stretta mortale del fisco verso le loro aziende si rivolgono a noi per trasferire i loro interessi in questo piccolo stato ma pieno di opportunità che è l’Albania.

L’aspetto interessante da analizzare in questi ultimi tempi risiede nel fatto che la delocalizzazione non riguarda tanto le grosse multinazionali quanto piuttosto una miriade di piccole imprese. L’interesse degli italiani nasce dal fatto che si respira oggi in Albania quell’aria che in Italia si respirava negli anni 60.

Sia che tu sia un’imprenditore, sia che tu sia un professionista, se anche vuoi scoprire quante opportunità questo paese può offrirti allora contattaci gratuitamente su http://www.imprenditoreitaliano.it/internazionalizzazione/

L’Albania è un paese che sempre più sta valorizzandosi nelle sue risorse, molto giovane demograficamente, e i cui giovani non emigrano più come un tempo se non con un approccio decisamente diverso rispetto a quello originario, ossia per studiare in Italia o in altri Paesi europei ma per tornare poi a casa dove una laurea è talora più spendibile che in Italia.

La vera rivincita nei confronti dell’Italia, tuttavia, è rappresentata dal fatto che il flusso migratorio ora è di segno opposto, in quanto molti imprenditori italiani cominciano ad orientarsi verso il Paese delle Aquile per sviluppare nuovi investimenti.

Il costo del lavoro ed il livello fiscale sono sicuramente più bassi rispetto al nostro, basti pensare che l’aliquota di tassazione sui redditi societari si attesta sul 10%.

Secondo i dati ufficiali del governo albanese pare che siano già 19 mila gli italiani che hanno un permesso di soggiorno per lavoro o per studio. Si tratta senza dubbio di una cifra ragguardevole in considerazione del fatto che siamo un paese con poco più di 3 milioni di abitanti.

Ed oltre agli imprenditori l’Albania inizia ora ad attrarre anche pensionati italiani attratti dal minor costo della vita.

Non lasciarti sfuggire quella che può essere la tua grande opportunità, per trovare un nuovo mercato o per abbattere i costi della tua attività, scopri tutte le informazioni su http://www.imprenditoreitaliano.it/internazionalizzazione/

L’inevitabile digitalizzazione dello studio, per abbattere i costi ed avere il massimo controllo sulle operazioni di contabilità!

Pensare di fermare il processo di digitalizzazione è come pensare di fermare il tempo: impossibile!

Le rivoluzioni tecnologiche non possono essere fermate. Si può provare a resistere, ma prima o poi occorre adeguarsi, per sopravvivere.

Presto la documentazione esisterà soltanto in formato elettronico: i documenti cartacei saranno “dematerializzati”, in formato digitale (standard XML) ed avranno una firma digitale.

Già dal prossimo 6 giugno, per fatturare alla Pubblica Amministrazione occorrerà la Fatturazione Elettronica e non sarà più ammessa la copia cartacea!!!

Può sembrare una tragedia, ma di fatto è una splendida occasione!

Ai commercialisti come te, la dematerializzazione dei documenti offre una straordinaria opportunità: poter condurre le operazioni di immissione della contabilità all’estero, dove i costi sono più bassi. Come?

Scoprilo al seguente link:
ESTERNALIZZAZIONE CONTABILITA’

I documenti in XML vengono elaborati e salvati direttamente all’interno del server del tuo studio. Il personale della nostra società eseguono l’immissione collegandosi al tuo computer, tramite connessione VPN, ed elabora i documenti senza che questi escano mai dallo studio.

Ciò è già realtà! Cosa aspetti a saperne di più?!

Il nostro servizio è TOTALMENTE FLESSIBILE, tanto che ti diamo oggi la possibilità di esternalizzare quante contabilità tu voglia, anche solo per questi 3 mesi di enormi flussi di lavoro. In questo modo potrai organizzare e gestire nel miglior modo possibile il tuo studio e non trascurare alcuno dei tuoi clienti!

Scopri tutti i dettagli e LA TOTALE SICUREZZA del nostro servizio cliccando il seguente link: http://www.libraearies.com/esternalizzazione-contabilita/
Sul nostro sito potrai anche scaricare GRATIS l’ebook ‘Come esternalizzare la contabilità per abbattere i costi dello studio’.

Cosa aspetti allora vai subito su http://www.libraearies.com/esternalizzazione-contabilita/

Come migliorare le conversioni dei tuoi contatti in contRatti?

Moltissime aziende si affannano alla ricerca di nuovi clienti senza preoccuparsi minimamente di come si stia lavorando sui contatti già attivi, di quanti di questi contatti vengano trasformati in contRatti (c’è una ‘R’ di differenza ma fa tutta la differenza del mondo!).

Occorre predisporre un’attività specifica di misurazione, controllo e miglioramento continuo sulla capacità di conversione dei contatti in contRatti.
Senza misurazione non può esservi controllo e senza controllo non potremmo mai porci obiettivi di miglioramento nella nostra azienda!

Il Cruscotto di Controllo Aziendale, attraverso l’analisi e l’interpretazione di alcuni dati chiave, come ad esempio i preventivi, che si possono recuperare in modo facilissimo all’interno della tua azienda, può fornirti già un’importantissima indicazione sulla capacità di conversione dei tuoi contatti in contRatti

1Molto spesso le aziende producono una grande quantità di preventivi, dedicando ad essi anche molto tempo e risorse, ma non riescono a rispondere alla domanda: “Ma su 10 preventivi fatti quanti si traducono in ordine?”

Doverosa è la domanda ma altrettanto doverosa è conoscerne la risposta considerando che l’ottenimento delle commesse passa attraverso l’accettazione del preventivo da parte del cliente.

Il Cruscotto di Controllo Aziendale (clicca qui per tutte le info e scaricare GRATIS l’eBook ‘Cruscotto di Controllo Aziendale’) riesce a fornirti una risposta immediata grazie ad un indicatore dato dal rapporto:

PREVENTIVI CHIUSI / TOTALE PREVENTIVI ELABORATI

Se ad esempio nella tua azienda in un mese si chiudono 10 preventivi su 100 elaborati l’indicatore avrà un valore del 10%. Sulla base di questa misurazione tu potrai porti un obiettivo di miglioramento per il mese successivo (fissando di arrivare almeno al 20%) e poi monitorare se questo obiettivo sia stato raggiunto o meno.

Alla luce di tutto ciò, se non si è riusciti a raggiungere l’obiettivo prestabilito potrai avviare una serie di analisi sulle componenti della tua attività, dal personale forse non sufficientemente qualificato alla celerità di risposta alle richieste di preventivo o magari alla mancanza di competitività dell’offerta proposta.

Ma senza un sistema di misurazione costante e sempre aggiornato avresti mai fatto queste valutazioni? Noi crediamo proprio di no…

L’attività di preventivazione è particolarmente delicata e assorbe non poche risorse soprattutto in termini di tempo e personale che a ciò si dedicano.

In troppe aziende tale misurazione non viene effettuata ne tanto meno viene individuato un obiettivo, ma, essendo questo un indicatore cruciale, è fondamentale:
• Monitorarlo;
• Darsi degli obiettivi;
• Raggiungere tali obiettivi ponendo in essere azioni concrete.

22Il Cruscotto di Controllo Aziendale ti permette proprio tutto questo, monitorando costantemente gli indicatori chiave all’interno della tua azienda e se gli obiettivi prefissati vengano di volta in volta soddisfatti. (nella foto a lato hai un esempio di cruscotto)

Con il Cruscotto di Controllo Aziendale hai tutta la tua azienda sotto controllo con un solo colpo d’occhio, sempre a portata di mano, consultabile anche tramite tablet o smartphone!

E se vuoi avere una chiara testimonianza sulla validità di questo incredibile servizio dedicato alle piccola e media impresa italiana guarda questo video al seguente link: http://www.imprenditoreitaliano.it/cruscotto-di-controllo/

Risparmiare oltre il 75% sui costi di manodopera? Ecco come…

Vorresti dare una svolta alla tua azienda, investendo in tranquillità, sicurezza e risparmio?
http://www.imprenditoreitaliano.it/internazionalizzazione/

Puoi realizzare tutto questo, internazionalizzando la tua azienda in quella che io amo definire la ventunesima regione italiana: l’Albania.

Questo paese offre al giorno d’oggi tantissime opportunità alle nostre imprese.
Ad esempio, l’imposizione fiscale è molto inferiore a quella del nostro paese: l’imposizione sui redditi è solo del 10%, mentre i contributi sui dipendenti sono al 16%.

Ciò significa che se un lavoratore in Italia costa al’imprenditore mediamente 2500 euro al mese, in Albania si arriva ad un risparmio sulla manodopera fino al 75%!

L’Albania non è più il paese colpito dalla guerra, con i barconi pieni di emigranti, che salpavano verso le coste pugliesi. Oggi l’Albania è un paese moderno, che ha tanta voglia di progredire economicamente e di attrarre capitali.

È perciò un ambiente sicuro e ideale per quegli imprenditori che decidono di delocalizzare per poter affrontare costi minori di manodopera, energia e fiscali.
Ma non sono solo questi i vantaggi di cui puoi godere internazionalizzando in Albania, dall’esenzione Iva sui macchinari importati all’altissimo grado di digitalizzazione del paese, alla cultura europeizzata di una forza lavoro che in media ha appena 28 anni…
Scopri in dettaglio tutti questi vantaggi su http://www.imprenditoreitaliano.it/internazionalizzazione/